Con le dovute limitazioni di ogni generalizzazione, ma tenendo presente che un pensiero facile non serve che sia dittatorialmente imposto perché sa benissimo quali canali – anche stretti- percorrere per diventare main-stream, non credo di sbagliare se affermo che alle ragazze di oggi non si insegna come nascono i bambini e tantomeno come formarsi affettivamente, bensì si illustrano tutti i metodi contraccettivi .. . come non nascono i bambini. Poiché il main-stream soffoca la trasmissione della vita, degli affetti, la fatica e il sacrificio, se gli anticoncezionali fanno acqua, la soluzione accettata è diventata (proprio grazie alla 194) l’aborto.
Questa è la teoria, per così dire. Quando si è stabilita una coscienza collettiva, del genere brevemente descritto, in due parole individualista e sorda all’eco del futuro, la persona singola è in qualche misura autorizzata a orientare le proprie scelte nel senso di quella coscienza, delegando così la propria responsabilità individuale. Altro che scelta privatista come molti continuano a ripetere!! È urgente una risposta collettiva, di stretta limitazione delle pratiche, una risposta cioè di condanna. Del gesto, non della persona! Così facendo la ragazza, o la coppia, arriverà ad interrogarsi sull’opportunità dell’aborto solo se ci saranno motivi realmente gravi per non portare a termine la gravidanza, così da motivare seriamente un gesto grave. Attualmente pare che l’aborto sia “una scelta” da “valutare” per molte gravidanze non programmate o scomode.
Il problema sarebbe ancora più ampio e tocca numerosi aspetti, tra cui non ultime le tecniche di interruzione di gravidanza. Per adesso preferisco porre l’attenzione su un altro aspetto, quello della maternità. Credo che andrebbe diffusa l’idea che un figlio non appartiene ai genitori, e specialmente non appartiene ai genitori in virtù del fatto che hanno deciso di “tenerlo”. In migliaia di anni di sviluppo e progresso resta immutabile il fatto che nessuno mai potrà decidere se, come e quando nascere. La condizione fondamentale dell’esistenza di ciascuno resta pertanto un mistero, rientra così in quanto c’è di più sacro, e nessuno mi convincerà del contrario. Come può restare vincolata all’arbitrio dei genitori? Non peraltro l’aborto è giustificato quando c’è conflitto con la salute della madre, e direi, con la vita… con un ‘altra sacralità. (Si capisce molto bene che un conflitto-confronto tra nascituro e professione, nascituro e contingenze, nascituro a situazione economica, non può reggere).
Concludo con due puntualizzazioni. Se anche l’aborto riguardasse solo una percentuale piccola delle gravidanze indesiderate, sosterrei tutto quanto detto, perché nelle condizione fin qui illustrate si tratterebbe comunque di una percentuale contraria alla logica della sacralità della vita.
Infine, ritengo certi dibattiti riguardanti diritti dell’uomo, autodeterminazione della donna etc.. tautologici dal momento che sessanta anni fa nella carta dei diritti dell’uomo , nessun firmatario avrebbe mai specificato che la vita è tale dal concepimento, per il semplice fatto che a quel tempo non era neanche pensabile una vita che non fosse strettamente dipendente dalla vita della madre in quei primi nove mesi di formazione.
Vi propongo la lettura del documento sulla maternità di AN : http://www.progettosservatorio.it/aborto_-_appello_an_per_la_vita.pdf
Spero davvero di approfondire la discussione con i vostri commenti.
In alto i cuori,
SABA GIULIA ZECCHI






